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L’ex convento benedettino, oggi edificio alberghiero centrale, è uno straordinario monumento culturale, ricco di storia. È situato sulla costa meridionale della penisola di Muggia, in una regione pittoresca e sempre verdeggiante, che una volta portava il nome “GASELLO”, ma che oggi viene chiamata “OLTRA”. Due viaggiatori, il dott. Heinrich Hoppe e Friederich Hornschuh, nel loro libro pubblicato nel 1818, scrissero anche sulla botanica esprimendo il loro entusiasmo per la vegetazione subtropicale di Ancarano. Più di cent’anni fa la “Rivista austriaca di botanica” (Osterreichische Botanische Zeitschrift Jahrg. 1860, pag. 245) pubblicò un articolo sulla flora di Ancarano.
Secondo la leggenda, quando i Greci colonizzarono alcune località della costa occidentale dell’Istria, mandarono ad Ancarano delle ninfe marine. La loro regina Euformo, che Zeus aveva privato dell’immortalità scacciandola dal meraviglioso paese, predisse, prima di scomparire per sempre nelle onde del mare, che proprio qui in questo posto avrebbero avuto luogo gli aventi più gai.
Gli archeologi hanno scoperto ad Ancarano meravigliosi resti della cultura e della civiltà romana. Alcuni di questi resti sono oggi esposti al museo di Capodistria.
Nel IX secolo, il vescovo di Trieste fece costruire una chiesa dedicata al martire triestino, S. Apollinare. Duecento anni più tardi (1072) il vescovo di Trieste Adelger diede in dono la chiesa, con tutto il suo patrimonio, al convento benedettino San Niccolò di Venezia. I nuovi proprietari aumentarono il patrimonio, con donazioni e acquisti, non solo ad Ancorano, ma anche a Capodistria e lungo tutta la costa occidentale dell’Istria, fino a Porenzo. Furono loro a costruire il convento. Ad Ancorano i benedettini diedero un notevole contributo allo sviluppo della viticoltura e alla cultura di oliveti. Il vino dei vigneti del convento veniva fornito alla casa del duca Filippo Visconti e a quella dell’insigne famiglia Litta. Nel XVI secolo i famosi vini di questa regione venivano esportati in Germania sotto il nome “LACRIMAE CHRISTI” (Lacrime di Cristo).
Nei grandi vasi di pietra, che oggi si possono vedere nei giardini, i benedettini conservavano l’olio d’oliva.
Un documento della metà del XVI secolo testimonia che il convento non pagava l’imposta sull’olio d’oliva, che i monaci producevano nei frantoi del convento. Alcuni anni fa gli enormi frantoi sono stati esportati.
Nel corso dei secoli i benedettini ristrutturarono diverse volte il convento. La parte più antica si può vedere ancora oggi sul lato nord-occidentale dell’edificio. I capodistriani chiamavano la chiesa accanto al convento, per distinguerla dalla loro, situata vicino al porto di Capodistria, chiesa di San Niccolò d’Oltra. Il suo campanile fu terminato nel 1572 in bello stile Guelfo. Nella prima metà del XVII secolo ebbe pressappoco l’aspetto che aveva ancora qualche anno fa.
Dell’edificio moderno parlano nei loro scritti due vescovi di Capodistria ed il vescovo di Cittanova Giacomo Filippo Tommasini; quest’ultimo aggiunse: “In estate i monaci di Venezia vengono qui per divertirsi, perché il clima di questi luoghi è molto sano e i monaci possono pescare in tutta libertà sulle sponde solitarie.” Nel 1661, invece, il vescovo di Capodistria Zenon si lamentava della vita viziosa dei monaci del convento.
Il convento ebbe una vita di quasi 5 secoli e fu, durante questo periodo, un ricettacolo delle opere d’arte dal XIV al XVIII secolo. Quando, nel 1774 la Repubblica di Venezia abolì il convento, la maggior parte dei capolavori sparì senza traccia.
Durante l’occupazione francese dell’Istria il convento divenne ospedale militare. Il nuovo proprietario, che aveva destinato il convento al turismo, non cambiò essenzialmente l’architettura dell’edificio, pur avendo eseguito diversi lavori di restauro. La fontana del convento, come la vediamo oggi, fu costruita nel 1835 da Bonifacio di Pirano e da Domenico di Corte d’Isola. Nel 1880 il proprietario fece costruire nella facciata principale tre archi e nell’interno delle arcate fece sistemare una scala di pietra; diede così al visitatore la possibilità di ammirare il cortile con la fontana, proprio come si può fare ancora oggi.
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